No alla tessera del disc-jockey

Ritengo importante, in quanto dj, diffondere questo comunicato
trovato in rete che illustra bene l’ennesimo provvedimento grave
che si abbatterà sulla musica e la sua diffusione in Italia.
Non ritengo di dover aggiungere altro se non che
“una società in cui per ogni categoria sociale vengono create tessere, data base e moltiplicati i sistemi di controllo è semplicemente una società meno libera.”

dj Alexander Dubcheck

Il 3 Dicembre 2009 nella sede della Presidenza e Direzione Generale della Società Italiana Autori Editori a Roma è stato firmato un protocollo d’intesa tra la SIAE le Associazioni di categoria dei disc-jockey definito addirittura “storico” proprio dal preesidente della SIAE Assumma.

A noi però questa versione dei fatti non ha convinto fino in fondo,
così abbiamo spippolato su diversi forum e cercato qualche informazione in più sulla
cosiddetta “tessera del dj” e abbiamo scoperto che la festa sarà sempre di più per la S.I.A.E.
e sempre meno per la musica.

Ma prima di affrettare giudizi cerchiamo di fornire qualche informazione ai tanti “impanicati” da questa novità:

La tesserà servirà in primo luogo a regolarizzare le cosiddette “copie lavoro”, ovvero le copie ottenute da supporto originale o da formato digitale regolarmente acquistato online (e solo per queste !). Per poter utilizzare legalmente queste riproduzioni durante un pubblico spettacolo è necessaria una specifica autorizzazione da parte della SIAE (la Tessera appunto).

Non si tratta, infatti, di riproduzioni private ad uso personale (a questo scopo sono infatti sufficienti i diritti pagati al momento dell’acquisto), ma di riproduzioni destinate all’uso in pubblico.

Il DJ deve inoltre compilare e aggiornare costantemente il proprio catalogo delle riproduzioni effettuate, inserendolo nella propria posizione S.I.A.E. … (un bel lavoro di data entry!).

Sulla base del proprio catalogo il dj pagherà le seguenti tariffe ogni anno:

• € 200 più IVA al 20% (€ 240) fino ad un massimo di 2.000 copie/lavoro
• € 400 più IVA al 20% (€ 480) fino ad un massimo di 5.000 copie/lavoro
• € 600 più IVA al 20% ( € 720) per il numero di copie/lavoro illimitato

Di ogni file musicale inserito dovrà comunque essere dimostrabile la provenienza legale attraverso ricevuta o fattura di acquisto. Infatti chi ha sottoscritto la licenza SIAE (Tessera del dj) non è affatto al riparo da ulteriori richieste da parte delle case discografiche e da enti che si occupano di “collecting” come SCF, o della Guardia di Finanza.
La tessera regolarizza di fatti soltanto la possibilità di effettuare delle copie su supporti digitali per l’esecuzione al pubblico (preservandosi dalla violazione dell’articolo 171 ter della legge sul diritto d’autore – fino a tre anni di carcere e multe fino a 15mila euro), nonostante che molti Tribunali abbiano già riconosciuto che la masterizzazione dei brani musicali provenienti da supporti originali come da mp3 scaricati legalmente, su supporti di ogni tipo (dal cd-r a chiavi USB, fino ad hard-disk e schede SD) è perfettamente in regola con la legge (ciò si desume da una serie di sentenze a partire dal Tribunale di Milano del 1° ottobre 2002, fino a una sentenza del 2005).
I paradossi sono dunque numerosi:

• il primo è che il dj si macchierebbe del reato di riproduzione illecita volta alla pubblica esecuzione e rischierebbe per aver tratto guadagno economico dalla promozione di un’opera che ha legalmente acquistato e che ha diritto ad eseguire, ma solo in originale;

• in secondo luogo ricordiamo che già la S.I.A.E. recupera dei profitti dalla vendita di ogni supporto vergine, anche se su quel DVD copierò il video del mio matrimonio;

• Ogni esecuzione dal vivo viene già regolarmente tassata, fra l’altro con tariffe molto più salate se la musica è esclusivamente pre-registrata ed ancora più salate se il permesso è relativo al ballo (entrambi i casi riguardano quasi esclusivamente i dj).
La Tessera del Dj rappresenta dunque la quarta imposta – fra dirette e indirette – che viene applicata all’esecuzione di un dj.

Crediamo che questa iniziativa sia inaccettabile, come inaccettabile è la complicità delle associazioni di categoria che hanno sottoscritto l’accordo: sotto la maschera di professionalità e il presunto riconoscimento della figura professionale del dj si cela infatti l’ennesima anacronistica iniziativa volta a limitare la diffusione della musica e lo sviluppo dei canali di vendita e di promozione autogestite.

Il web sta svincolando i produttori dalle major e dalle case discografiche permettendo un mercato sempre più equo e diffuso, garantendo una redistribuzione diretta dei diritti e dei profitti senza la mediazioni di multinazionali e baracconi burocratici come la S.I.A.E.

La tessera del dj è un tentativo anti-storico di preservare i profitti dei mediatori e gli stipendi
dei troppi impiegati che dicono di stare “dalla parte di chi crea”:
un’operazione antieducativa anche nei confronti di chi – riconoscendo veramente il valore e il diritto degli autori – preferisce acquistare on line piuttosto che scaricare illegalmente,
incentivando il ragionamento “ormai che ho pagato 200 € mi conviene scaricare piuttosto che acquistare… ”

Suggeriamo infine che una società in cui per ogni categoria sociale vengono create tessere,
data base e moltiplicati i sistemi di controllo è semplicemente una società meno libera.

NO alla tessera del dj

17 ottobre 2010

tratto da http://www.senzasoste.it

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